my work by manga studio.
my friend and me.
Vorrei tornare a quei tempi, a quel mondo, a quell’innocenza e quella voglia di vivere.
Con problemi diversi e adatti a quell’età, che ora paiono bazzecole rispetto a quelli di adesso. Piena di sogni e senza disillusioni.
Una bambina con lo sguardo volto a destra, come se guardasse qualcosa, qualcuno…ma cosa? La bocca piegata in un leggero sorriso e i capelli mossi.
Mi ricordo come faceva mia madre a farmeli. Niente ferro o piastra.
Mi sedevo sul wc chiuso, dondolando le gambe poi la “Mà” mi pettinava i capelli e iniziava a fare quella treccia che innumerevoli volte risultava molle sulla nuca, col risultato che doveva rifarla tirando un po’ di più.
Tirare, tirare, tirare…ecco cos’erano quegli attimi.
Bisogna “soffrire per imbellire” diceva….
Il colletto di pelliccia e cerchietto di lapin, sono il calore di quegli anni e il piccolo lusso che mi concedeva la mamma dandomi l’illusione di essere grande.
Papà diceva che sembravo una zarina o una principessa…mi piaceva sentirmi così.
E quanto ho amato quel vestito marrone?
Come ho già detto, il colletto e i polsi erano di pelliccia soffice e profumata, la marca si chiamava “Amore” e la vendevano al “Topolino”. Una boutique per bambini che gestiva la mamma di una mia compagna di classe, aveva un’orsetto come logo. Ho ancora il portachiavi nell’ultimo cassetto della mia scrivania. L’indumento cadeva lungo fino al ginocchio, sotto collant coprenti e scarpette col laccio nere e linde.
Mio padre, prima di uscire la domenica mi puliva sempre le calzature col lucido da scarpe e la spazzola di crine di cavallo. Puzzava un po’ però mi piaceva vedere come la scarpa diventava opaca e poi passandoci un panno lucida.
Il mio vestito “buono” lo trattavo bene e stavo attenta a non sgualcirlo perché la mamma l’aveva pagato tanto, o così diceva. Ora come ora, con l’euro sembra una bazzecola.
Ma era un bel vestito. Sì.
Calore, famiglia, tavolate, formaggio, vino e tortellini. Ecco cosa mi ricorda questa foto.
Le tende bianche dietro la mia faccia da bambina mi suggeriscono una domenica importante.
Infatti quelle sono le tende della sala, dove si mangiava solo in caso di grandi avvenimenti.
La tavola di legno veniva ricoperta con una tovaglia di lino e pizzo, poi i piatti di fine ceramica col bordino d’oro, avevano un marchio sul fondo che io chiamavo bollino, la nonna diceva che significava che erano “buoni” e importanti. Mia nonna ha sempre avuto la mania delle porcellane,dei piatti e delle tazzine da tè con i fiori, argenteria e cose simili. In quella stanza ci riunivamo tutti e ci sedevamo sulle sedie imbottite, foderate di velluto verde dallo schienale alto. Ricordo che era più alto di me, mi ci appoggiavo bellamente con la schiena e la nonna, mi sgridava dicendo che mi avrebbe messo un libro in testa e due sotto le ascelle, come faceva suo padre perché tenevo una postura indegna!
La finestra probabilmente aperta, dava sul parco del conte, inondando la stanza di luce e il posto che occupavo a tavola, era alla destra di mio nonno. Il capotavola. Distinto e dinoccolato, era saggio ma allegro e bonario. Mi accorgo solo ora di come mia nonna e mio nonno fossero simili a “Sandra e Raimondo Vianello” ora invece, Anny è rimasta sola. Da quando è sparito i pranzi sono diversi. Manca anche se nessuno lo dice.
I miei occhi nella foto sembrano marroni, colpa del flash.
Ora che fisso la foto, mi accorgo che sembra tutto scuro. Non mi piacciono gli occhi marroni. Tendo a definirli ancor ora , colore cioccolato o cacca, a seconda della persona ,se mi è simpatica saranno i primi , in caso contrario gli altri.
In famiglia abbiamo tutti gli occhi verdi, anche il gatto. Destino?

MILO MANARA AT MANTOVA COMICS 2012 #life experiences
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