RougeValentine

dreams and passions of an Italian girl

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San Valentino è come la notifica di compleanno su facebook

In questo giorno è facile cadere, in persone che criticano e giudicano la festività, descrivendola come un’occasione solamente commerciale; in cui le persone fidanzate/innamorate spendono soldi per regali.
Gente, come quelle che guardano San Remo e poi lo criticano, tutte le volte, tutti gli anni. Per noi è sempre la stessa storia.
Ma, alle persone serve un giorno speciale, per coccolarsi, dedicarsi a chi si ama. San Valentino è questo.

Apprezzo chi dice: “che l’amore non si deve ricordare”, è vero, lo si deve dimostrare giorno per giorno, ma quante volte questo accade? San Valentino è come la notifica di compleanno su facebook , se non ci fosse, non si festeggerebbe niente, ci si dimenticherebbe dell’ovvio, di quello che deve ed è presente nella vita di ogni singolo essere, uomo o animale che sia: l’amore.

Ed ecco, che all’uomo servono regole, date e giorni per rendersi conto che la vita non è solo materiale , non è solo un correre da un’ora all’altra.
La vita è sentire l’amore, vivere la persona amata.

Il regalo è solo un qualcosa in più, un’idea carina per chi la riceve e certo,anche un guadagno per chi la vende. Ma non vediamo tutto con il cinismo del consumismo.

 A San Valentino, se potete, state con la persona amata, un film, un libro, una cioccolata o tè caldo e un’abbraccio. San Valentino è il calore di un abbraccio, un calore che portiamo con noi sempre, ma che a volte, se ce ne dimentichiamo, scema. 

L’amore è un piantina, se non la curi, muore, inaridisce.
Ebbene, San Valentino, vi dice: innaffia quella piantina!




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Le luci di Natale, resistevano ancora per le strade e sui pini, spossati a causa della grande nevicata. 
Gli stivaletti foderati di pelliccia di Alice ,affondavano nella neve che continuava ad attaccare a terra, nonostante i mezzi spazza neve circolassero ogni ora, con grande gioia dei bambini che usavano la neve macchiata di grigio per fare grossi e strani pupazzi di neve. 
Alice si strinse il pesante cappotto modello “Agnona” che Vale le aveva comprato. L’amica infatti, sosteneva che il Paltò fosse ormai fuori moda soprattutto per la città in cui si trovava ora.
  Il cielo plumbeo della sua amata Londra era stato sostituito da un cielo mite , che piangeva fiocchi di neve a profusione ma lasciava trasparire un timido sole di fine dicembre.
Stringendo il bigliettino da visita del locale, cercò di affrettarsi e maledisse di non aver approfittato di quel passaggio in macchina offertogli dal’ hotel.

Il Copacabana, conosciuto anche come “The Copa” si trovava nella 10 east della sessantesima Strada di New York city. 
Alice, faticava ancora a capire come fossero divise e sistemate le strade. Sbuffò facendo ondeggiare il ciuffo biondo , sfuggitole dal fermaglio di brillanti sul capo. 

All’entrata del  nightclub c’era fila, ciò le diede il tempo di incipriarsi il naso ed assicurarsi che l’eye-liner non fosse sbavato. Sorrise chiudendo con uno scatto lo specchietto rotondo d’argento con su il big ben, prima di metterlo via, accarezzò la dedica incisa sul retro dello specchietto .
“-Signorina !”esclamò una voce dall’accento italo americano che le fece sporgere il collo verso l’ingresso, oltre la transenna di corda violacea che divideva la coda dalla fila vip o con prenotazione dai normali clienti.
-“si?”- disse timidamente guardandosi intorno.
-” da questa parte “signorina”“-disse l’uomo pronunciando l’ultima parola in italiano mentre la guardava ammirato. Non sembrava un buttafuori. Capelli corti, occhi penetranti viso asciutto e serio, un gessato made in Italy che gli calzava a pennello e…-” è con De Vincenzi vero? “-chiese lui interrompendo il flusso dei suoi pensieri. Lei annuì
- ” allora per di qua”-disse facendo un gesto concitato con la mano-” io sono Francesco Costello…mi chiami 
 Frank…”-detto ciò le strinse la mano con vigore. Il sorriso e le moine che fece lungo tutto  il tragitto semi oscuro, che portava alla pista, non le piacquero affatto. 
-” Venga a fare un salto al gioco d’azzardo più tardi…”-le sorrise e si allontanò con due ballerine che ancheggiando, muovevano le piume delle gonne con enfasi. 
Due mani grandi e pesanti le si posarono sulle spalle, un calore ormai famigliare pervase il suo corpo fino ad arrivarle nelle viscere, sorrise-” Frank non è un buttafuori vero?”- chiese girandosi per incontrare gli occhi verdi incorniciati da ciglia lunghe e folte , che avrebbero fatto invidia  a molte donne, del suo futuro marito. Marco aggrottò le sopracciglia e sorrise con aria di chi sa molte, troppe cose. Con non calanche e facendo in modo che sembrasse che le stesse sistemando il ciuffo ribelle nel fermaglio , le baciò il collo e sussurrò appena al suo orecchio, la parola “malavitoso”.
Alice arricciò il naso e lo guardò male. Lui sorrise di nuovo, stavolta come un bimbo colto con le mani nella marmellata. -” Sai che sono fuori dal giro, per colpa di certi occhi d’oceano… non che ci sia mai stato… è il fardello che mi porto…”- ripensò al padre, a tutti i suoi traffici loschi e alle nuove accuse. Lui aveva le mani pulite ma il suo cognome, il suo cognome lo avrebbe condannato ugualmente al sospetto.
-” andiamo…Sinatra ha già iniziato e Costello , il proprietario, ci ha gentilmente riservato un tavolo sotto al palco…”
-” l’amico Frank…”disse Alice con sarcasmo, inarcando un sopracciglio curato- ” non è amico nostro, ma lascia che lo creda…noi siamo qui per l’altro Frank “- così dicendo Marco l’accompagnò al tavolino rotondo , apparecchiato per due sul lato destro del palco. Sinatra stava cantando “The world we knew (over and over)” 
-” A Vale piacerebbe..”- Ali si guardò attorno. Le colonne fatte a palma africana, le luci basse, i divanetti rossi, creavano un’atmosfera d’orata ed intima. 
-” Non me lo dire, per questo ti ho sottratto alle grinfie di quell’arpia; sarebbe stata capace di piegarsi in due e chiudersi nel tuo bagaglio a mano. Fortunatamente Lucien mi ha dato una mano a distrarla…”- Marco le pose il menù, ordinò due flute di champagne e qualche tartina come antipasto.
-” Avete deciso a chi andrà il divano?”-scherzò, beccandosi uno sguardo indignato ma divertito allo stesso tempo, da dietro il menù che alice stava leggendo.
-” No… ma credo sia abbastanza comodo per dormirci…”-disse con fare innocente schiudendo le labbra rosse e laccate per bere dal suo bicchiere. Marco deglutì, sia per la frecciatina sia perché immaginava quelle labbra carnose altrove.
-” Non è divertente…ma sappi…-” tirò fuori dal taschino del doppio petto una scatoletta di velluto nero-” aprila!”- disse sorridendo protendendosi insieme all’oggetto sul tavolo-“avanti! non morde!”-
-“oh, Marco quante volte te lo devo dire che mi basta un’anello esageratamente grosso?!”-disse Alice mentre il viso le si arrossava agitando la mano su cui era infilato come se vi fosse nato, il più grande solitario del mondo. Con riluttanza prese la scatolina e facendo piano piano guardò dentro. Il suo sguardo cadde nella trappola degli occhi verdi dall’altra parte del tavolo e un sorriso malandrino le fece battere il cuore.

-” Una chiave?”-

-Marco diede i menù di pelle violetta con scritte oro alla cameriera, poi tornò a rivolgersi a lei. I gomiti sul tavolo , i polsini con i gemelli slacciati e le mani intrecciate sotto al mento. -” Non riesci ad indovinare? Leggi dietro…. “-disse divertito mentre con i denti si mordicchiava il labbro inferiore.Faceva sempre così quando era curioso e in ansia.
-“Interno 8B… 8B …8B”- Alice rigirava tra le mani morbide e delicate, la pesante chiave d’ottone. INTERNO 8B! Non poteva essere. Non ci credeva. Con occhi dolci e commossi lo guardò con amore-“Come hai fatto…non ci credo! …è …è incredibile!” -balbettò felice. Lui fece spallucce e allungò le mani per prendere le sue e stringerle.
-“C’era un divano di mezzo…” disse semplicemente. 
Lei ignorando le formalità, il luogo, e il buon costume si alzò da tavola e si sedette sulle gambe del suo uomo prima di unire carne con carne, fondere le sue labbra roventi  con  quelle di Marco . 
-“Ti amo!” disse con le gote rosse e il rossetto sbavato.
Lui, le sorrise, mentre col polpastrello del pollice sistemava il  trucco -“Anche io. Per questo non potevo dividerti da quella casa, da quel divano, da lei. Comprare l’appartamento accanto e buttare giù un muro è stato un gioco da ragazzi, farvi allontanare da Londra e dal lavoro… su quello abbiamo avuto un po’ di difficoltà.”-rise, aveva appena ammesso le sue colpe e i suoi piani malefici ma non gliene importava niente, se non di quel sorriso e di quello sguardo stampati sul viso di quella bionda tutto pepe, che lo guardava. La tenne stretta e le rubò un’altro bacio, prima di alzarsi e trascinarla sulla pista da ballo-” ti amo” -dissero all’unisono mentre le note di “New york New york”si spegnevano, per lasciare posto a quelle di  “When somebody loves you” ….

OLD LONDON.

by Valentina Rossi

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original paint by graphikh ( real ph here: http://graphikh.tumblr.com/ )
edit by me

(
I took the liberty of making it, because I love this picture, and some of my friends told me that I was like that girl, only with brown hair and green eyes and also my preferred animals are wolf and panther.
Hope I did not hurt the feelings and the work of the artist with my manipulation)

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Camminava velocemente per le strade di Londra, col suo solito passo spedito e deciso. Era in ritardo, il cliente l’avrebbe giudicata e sarebbe stato indisposto verso di lei, ne era certa. Inoltre, non voleva che la sua presentazione, studiata nei minimi dettagli,risultasse frettolosa e scontanta…era stata sveglia tutta la notte per realizzarla. Così, prese il cellulare e compose quel numero ….

Camminava velocemente per le strade di Londra, col suo solito passo spedito e deciso. Era in ritardo, il cliente l’avrebbe giudicata e sarebbe stato indisposto verso di lei, ne era certa. Inoltre, non voleva che la sua presentazione, studiata nei minimi dettagli,risultasse frettolosa e scontanta…era stata sveglia tutta la notte per realizzarla. 
Così, prese il cellulare e compose quel numero ….

(Fonte: superficial-people)

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